Allattare non è una prestazione, ma una relazione

Rita Perduca è un’operatrice certificata nella gestione clinica dell’allattamento IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant). La incontriamo davanti ad un caffè dopo un intenso pomeriggio trascorso da una famiglia alla quale ha prestato un’assistenza personalizzata. E’ una persona simpatica e cordiale. Si percepisce che è abituata ad ascoltare le storie degli altri piuttosto che a parlare di se stessa. Tra una chiacchiera e l’altra, spiega che ogni volta che presta una consulenza è consapevole di assistere ad una relazione da rispettare nella sua unicità. E prima di entrare nel vivo della nostra discussione, sottolinea anche che l’aggiornamento scientifico continuo, la passione per il suo lavoro, l’esperienza acquisita affiancando le mamme unita alla sua personale esperienza di allattamento, sono le risorse che mette al servizio della diade mamma-bambino, anzi della triade genitori-bambino.

In base alla sua esperienza, come si può avviare al meglio l’allattamento al seno?
L’allattamento è un percorso di crescita che induce le neo mamme a mettere in discussione tante cose che davano per scontate. Una gestante ha come obiettivo il parto, ma in realtà l’avventura inizia un attimo dopo. Molte donne arrivano all’incontro col loro piccolo inconsapevoli, si trovano spiazzate e non sanno cosa fare. Per questo è importante parlare di allattamento durante un percorso di accompagnamento alla nascita.

Qual è la ricetta per allattare in modo sereno?
Alla base ci deve essere il desiderio della mamma di allattare, informazioni corrette e sostegno.

Come si sconfigge il dolore che quasi tutte le neo mamme lamentano la prima volta che attaccano al seno il loro bambino?
Un attacco doloroso non è normale. Dal travaglio in poi ci sono tante interferenze nella fisiologia del parto. Quando l’allattamento parte male, molto spesso il motivo è da ricercare proprio in queste ingerenze nel funzionamento naturale della nascita.

Spesso le ferite post-partum sono così dolorose che la mamma fatica a trovare una postura comoda e rilassante che le consenta di tenere in modo corretto il bambino. Una seduta che allevi il dolore, migliori il comfort della mamma evitando dolori posturali e facilitando tutte le posizioni di allattamento, può aiutare?
Allattare non è una prestazione, ma una relazione tra mamma e bambino. E’ chiaro che, affinché questa relazione sia piacevole per entrambi e produca benessere, la mamma deve stare comoda. La mamma si deve sentire bene, a suo agio, accolta, altrimenti difficilmente avrà piacere ad allattare. La mamma deve capire come vuole stare e può sperimentare tante posizioni: l’allattamento è un atto creativo.

Allattamento in pubblico. Ci sono tanti progetti volti a creare spazi protetti all’interno di luoghi pubblici dove allattare il proprio bambino e magari anche cambiargli il pannolino. Tra questi c’è “Segui il cuore… Latte e cultura” di Leura, finalizzato alla realizzazione di una rete d’eccellenza di corner d’allattamento qualificati – chiamati MimmaMà Point – in biblioteche e musei per consentire alle mamme e alle famiglie di frequentarli con bambini piccoli al seguito in totale tranquillità. Cosa ne pensa?
Una mamma non esce ad allattare, allatta perché esce. L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) raccomanda un allattamento esclusivo per sei mesi e complementare fino al secondo anno, ma si può andare anche oltre se mamma e bambino lo desiderano. Una neo-mamma ha l’esigenza di allattare il suo bambino molte volte in una giornata e a distanza ravvicinata tra una poppata e l’altra. Quindi o la mamma sta chiusa in casa oppure esce. E nel momento in cui esce, deve essere serena e sapere che può allattare il suo bambino. Incoraggiare la mamma ad uscire è importante e iniziative come questa aiutano sicuramente, denotano attenzione ed apertura verso le neo-mamme. Ma le postazioni dedicate non devono diventare un “ghetto”, devono essere una possibilità. La mamma deve sentirsi accolta sempre, ovunque e comunque. A volte basta un sorriso, è accoglienza anche questa.

Rita Perduca (in foto) svolge consulenze a domicilio e in studio nelle provincie di Pavia, Piacenza, Lodi e Bergamo. E’ tra le fondatrici dell’Associazione Allattamento IBCLC, formata da un gruppo di consulenti professionali in allattamento con esperienza diretta di maternato che hanno conseguito la certificazione IBCLC, la cui missione è fornire un aiuto concreto alle mamme per riconoscere, capire e trovare il modo più efficace per rispondere ai bisogni del proprio bambino, fornendo informazioni e sostegno attraverso una consulenza qualificata in allattamento, basata su evidenze scientifiche, che corrisponde ai bisogni individuali di ogni singola triade genitori-bambino. Per diventare operatrici IBCLC si deve superare l’esame gestito dall’ente internazionale IBLCE (International Board Lactation Consultant Examiner). Questa certificazione conferma le conoscenze e le competenze specifiche in allattamento. Per fare domanda di ammissione all’esame si deve certificare di avere già conoscenze, competenze, esperienza pratica ed approfondita nell’aiuto alle madri in allattamento. L’esame per accedere al diploma è riconosciuto a livello internazionale e si tiene una volta l’anno lo stesso giorno in tutto in mondo. Per continuare ad essere consulente professionale in allattamento materno IBCLC, occorre accumulare annualmente un certo numero di crediti formativi in materia di allattamento materno, che permettono di rinnovare la qualifica dopo 5 anni. In ogni caso, ogni 10 anni, l’esame va ripetuto. Molte consulenti IBCLC operano all’interno delle strutture del sistema sanitario nazionale, altre integrano la loro attività di consulenza professionale con quella di volontariato all’interno di organizzazioni di auto aiuto tra madri, altre ancora svolgono la propria attività come libere professioniste in ambulatorio o a domicilio.

Antonella Larotonda

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